I LUOGHI del Festival

I LUOGHI del Festival

Strà – VE

Villa Pisani detta anche la Nazionale, rappresenta certamente uno dei più celebri esempi di Villa Veneta della Riviera del Brenta; sorge a Stra, in provincia di Venezia, ed occupa un’ intera ansa del naviglio del Brenta, si estende su una superficie di 11 ettari ed un perimetro esterno di circa 1.500 metri. Venne costruita a partire dal1721 su progetto di Gerolamo Frigimelica e Francesco Maria Preti per la nobile famiglia veneziana dei Pisani di Santo Stefano. Al suo interno sono visibili opere di Giambattista Tiepolo, Giovanni Battista Crosato, Giuseppe Zais, Jacopo Guarana, Carlo Bevilaqua, Francesco Simonini, Jacopo Amigoni e Andrea Urbani.

Caldogno – VI

I Conti Caldogno, aristocratici vicentini, diedero avvio alla costruzione di una loro dimora padronale in Caldogno, alle porte di Vicenza. È attorno al 1565 che Angelo Caldogno, stabilì la propria residenza di campagna nella Villa fatta costruire su progetto di Andrea Palladio. Anche se non inclusa nei “Quattro libri dell’architettura” di Andrea Palladio, Villa Caldogno è ritenuta opera autografa dell’architetto. Nel 1867 l’intero complesso della Villa passò in eredità alla sorella di Pier Angelo Caldogno. Negli anni ’30 fu venduta al dott. Ettore Nordera che vi fondò un Istituto per bambini in difficoltà. Nel 1944 tutta la proprietà fu requisita dall’esercito tedesco. Nel 1987 il Comune di Caldogno acquisì la proprietà. Del 2016, il completamento dei lavori di restauro della Villa riporta il complesso all’antico splendore. Dal 1996 è patrimonio UNESCO.

Villa Fracanzan-Piovene

Orgiano – VI

E’ certamente una fra le dimore storiche più interessanti del Veneto, edificata nel 1700 da Francesco Muttoni, architetto barocco, è al centro di un ampio complesso di antichi fabbricati. Famosa è la cucina, con la collezione di rami e l’acquaio di marmo rosso che Napoleone voleva portare al Louvre.  Le camere con letti a baldacchino, la sala del plebiscito e del biliardo e i grandi saloni e sale da pranzo testimoniano anche con l’arredamento la storia dei secoli passati. La villa è contornata da un giardino formale con bossi e da un parco di quaranta ettari cintato da mura, è nota per il suo “brolo”, per l’anfiteatro collinare e per le grandiose prospettive delineate da viali e da peschiere.

Agugliaro – VI

E una delle prime ville venete palladiane. Nel 1549 Biagio Saraceno incaricò il giovane Andrea Palladio della costruzione di una nuova dimora sulle terre appartenenti alla sua famiglia a Finale di Agugliaro, in una tenuta agricola preesistente. La villa realizzata da Palladio è rappresentativa sia degli aspetti connessi all’attività agricola sia di quelli legati alla cultura del Rinascimento italiano: questo la rende particolarmente significativa nel complesso delle opere palladiane giunte fino a noi. Il corpo centrale supera in splendore gli altri edifici della proprietà i quali, tuttavia, non furono demoliti per far posto alle barchesse con padiglioni simmetrici progettati da Palladio, in seguito pubblicati ne I Quattro Libri dell’Architettura (1570). 

BarbaranoMossano – VI

Villa veneta cinquecentesca. Il grande complesso architettonico comprende la villa, la chiesetta, la barchessa, gli annessi e il parco. 
 Il corpo centrale della villa fu costruito in due tempi, come rivelano le architetture: il pianterreno della seconda metà del Cinquecento è in pietra gialla di Nanto; il piano superiore, che risale al secolo successivo, in pietra bianca di Vicenza. L’edificio ha il classico impianto della villa veneta, con un maestoso salone centrale e stanze comunicanti. Nel parco si trova la chiesetta dedicata al Redentore, della seconda metà del XVII secolo, che contiene una reliquia di San Valentino.

Thiene – VI

E’ uno straordinario esempio di villa pre-palladiana: unico esemplare del suo genere, è considerato un caposaldo nell’evoluzione delle ville venete. Associa le caratteristiche del castello a quelle del palazzo veneziano e in particolare della “casa-fondaco”, al tempo stesso abitazione, magazzino e luogo di commercio. Il Castello di Thiene, attribuibile all’architetto Domenico da Venezia, fu costruito nella metà del XV secolo per volontà dell’illustre famiglia vicentina Porto. Le sale del Castello conservano arredi originali, abiti, accessori e un’estesa collezione di ritratti. Di rilievo è il ciclo di affreschi realizzato da Gian Battista Zelotti e Gian Antonio Fasolo. Si possono ammirare le sfarzose scuderie, edificate tra il XVII il XVIII secolo su disegno dell’architetto Francesco Muttoni. 

Bagnolo di Lonigo – VI

Villa Pisani Bonetti fu progettata da Andrea Palladio nel 1541 ed è una delle opere più rappresentative del periodo giovanile del grande architetto. La Villa, commissionata dall’illustre famiglia Pisani, fu costruita tra il 1544 e il 1545 a Bagnolo di Lonigo, e inaugurò la fertile collaborazione del Palladio con la Serenissima. La struttura di Villa Pisani Bonetti si ispira alla monumentalità imperiale di Roma: come in tutte le ville palladiane, la funzione celebrativa si unisce all’importante ruolo di controllo dell’attività agricola. La collocazione della Villa nel territorio era considerata da Palladio parte fondamentale della progettazione. Villa Pisani Bonetti conserva affreschi attribuiti a Francesco Torbido, allievo di Giulio Romano.

Grumolo delle Abbadesse – Vi

Villa di scuola palladiana, attorniata dalle tranquille campagne di Grumolo delle Abbadesse, localita’ il cui nome ricorda la giurisdizione esercitatavi dal Monastero Benedettino di San Pietro di Vicenza.
Discreta, quasi appartata, di sobria eleganza, Villa Canal e’ immersa nel verde di un grande giardino all’italiana. La Villa risente moltissimo dell’influenza palladiana, fu proprio il Palladio a rendere canonico il modello di villa veneta con la sua parte padronale abbracciata ai lati delle barchesse e dai rustici di servizio. Immersa in un intimo ed appartato angolo di pianura veneta, Villa Canal è una prestigiosa dimora superbamente ricomposta nella sua primitiva bellezza.

Strà – VE

Un muro di cinta delimita la proprietà costituita dalla dimora, una foresteria, una scuderia e un piccolo parco con alberi ad alto fusto lungo il perimetro. La villa fu probabilmente costruita all’inizio del ‘600 da Vincenzo Scamozzi seguendo i disegni di Andrea Palladio e venne rimaneggiata nel periodo neoclassico da Giuseppe Jappelli. I primi proprietari furono i Foscarini, seguirono i Negrelli e dal 1988 la famiglia Rossi. La dimora padronale è costituita da un blocco in tre piani con fronte principale tripartito. Alle estremità dell’edificio, la cappella e l’ingresso attuale. Isolata dalla villa, la foresteria. Nell’interno, ritroviamo il blocco centrale di rappresentanza con il salone interamente decorato da affreschi eseguiti nel 1652 da Domenico De Bruni.

Montegalda – VI

Di origine Longobarda – alto medioevo XIII-XVI e rifacimenti nel XVIII secolo. Ebbe il suo momento di gloria durante le secolari guerre tra padovani e vicentini. Sotto le sue mura si combattè la ‘guerra di Montegalda’ con protagonisti di primissimo piano della storia medioevale: gli Scaligeri, Cangrande della Scala ed Ezzelino III ‘il tiranno’. Nel XVIII secolo viene parzialmente trasformato in villa residenziale dalla famiglia Donà e sul finire del settecento arricchito con affreschi di noti pittori locali, ricavandone una dimora che potesse competere con le ville palladiane ove il patriziato veneziano trascorreva gli ozii estivi. Buona parte dei locali ricavati venne decorata da Andrea Urbani con pregevoli tempere, mentre Orazio Marinali realizzò molte importanti sculture che oltre a contornare la corte hanno arricchito l’arredo esterno. Contemporaneamente il Castello venne ingentilito con l’elegante giardino con terrazze all’italiana.

Albettone – VI

L’edificio originario fu edificato dai monaci cistercensi nel 1100. Le forme attuali risalgono agli anni tra il 1480 e il 1495, ma conservano anche le caratteristiche del periodo precedente, cioè loggia sovrapposta al portico e due corpi laterali avanzati, che la proteggono come due torri. Nel corso dei secoli la villa ha subito diverse modificazioni, ma mai radicali e infatti la struttura sia esterna che interna è ben conservata. Ca’ Brusà rappresenta un esempio unico di villa pre-palladiana di eccezionale bellezza e affascinante mistero.

Monticello c/Otto – VI

Villa Zanella è uno dei luoghi da vedere a Monticello Conte Otto. L’edificio fu fatto costruire nel 1878 dal poeta Giacomo Zanella il quale, ispirato dalla bellezza del luogo, vi compose i sonetti dedicati all’Astichello. La struttura consta di un appartamento residenziale, un rustico adibito a scuderia e l’alloggio per il custode. Sopra l’ingresso è presente una scritta in bronzo: “Datur hora quieti” (“il tempo è affidato al riposo”), tratta dall’”Eneide” virgiliana. A destra dell’ingresso si trova un gancio, che fungeva da supporto per una lanterna accesa nelle ore serali.

Colzè di Montegalda – VI

Nella campagna veneta, Villa Il Palazzon è una location esclusiva ed elegante. È un’antica residenza del ‘600 completamente restaurata nel pieno rispetto del suo stile architettonico palladiano. È immersa nel verde di un giardino rigoglioso capace di regalare un ambiente suggestivo ed ha spaziosissimi e raffinati saloni interni arredati con particolari. All’esterno ampi giardini fioriti e un’elegante barchessa laterale.

Strà – VE

Il complesso sorge sulla riva destra del naviglio Brenta, in località San Pietro di Stra. La proprietà della villa risulta essere stata sin dal principio della famiglia patrizia veneziana dei Loredan da Santo Stefano. L’assetto architettonico giunto sino a noi è però il frutto di una radicale ristrutturazione condotta, riutilizzando parte delle antiche strutture d’origine cinquecentesca, tra il 1753 e il 1760, su commissione del doge Francesco e del fratello Giovanni Loredan, ultimi discendenti maschi del casato. Attualmente l’edificio di levante è di proprietà privata, mentre l’immobile a ovest con tutto il parco è di proprietà del Comune di Stra.

Colzè di Montegalda – VI

Fu edificata nella seconda metà del Seicento su una primitiva costruzione gotica quattrocentesca di cui rimangono due archi in cotto a vista nella barchessa. Il prospetto principale, rivolto a sud-est verso il giardino, è ripartito in tre settori. Il settore centrale emergente è caratterizzato, al piano terra, da un paramento a bugnato liscio, nel quale si aprono tre archi a tutto sesto. Al primo piano sono semicolonne ioniche poggianti su piedistalli che sostengono segmenti sporgenti di trabeazione coronati da urne lapidee. La barchessa innestata al fianco destro è preceduta da un portico di grandi archi su pilastri, mentre separata da queste costruzioni sorge la cappella gentilizia a pianta ottagonale e uno dei pochi casi di stile barocco nel vicentino.. All’interno si segnala l’importante mensa dell’altare maggiore, con sculture attribuite a Pietro Cavaliere, e il piccolo altare laterale sinistro con l’immagine della Vergine, consacrato nel 1711, della scuola del Marinali.

Villa Barbarigo

Noventa Vic.na – VI

Sede dell’amministrazione comunale di Noventa Vicentina, Villa Barbarigo è un vero e proprio gioiello incastonato nel cuore della località veneta. Le origini della villa, che risale alla metà del Seicento, non sono certe: per un certo periodo fu infatti erroneamente attribuita al Palladio, salvo poi scoprire che sarebbe invece opera di un ignoto architetto estraneo all’ambiente vicentino, forse di origini veneziane. La sua costruzione fu voluta nel 1588 da Giacomo di Andrea Barbarigo, per sottolineare l’importanza della nobile famiglia veneziana che a Noventa era proprietaria di vasti appezzamenti di terreno.  Sviluppata su quattro piani e finemente decorata con un vastissimo ciclo di affreschi dell’Aliense e del Foler, pensati per celebrare le glorie della famiglia Barbarigo, la villa è meglio conosciuta con il nome di Villa Barbarigo Rezzonico, per non confonderla con l’omonima villa di Valsanzibio nei pressi di Padova.

Barbarano Mossano – VI

La villa, costruita su preesistenti edifici medievali che facevano parte dell’antico castello di Barbarano, pur conservando tracce anche degli interventi dei ‘400 e dei ‘500, deve l’attuale assetto all’opera di Massimiliano Godi nel 1716. Il parco, per il progetto dei quale si è pensato al Muttoni, è suddiviso su livelli diversi, raccordati dalla scalinata attraverso la quale si passa dal giardino superiore alla cedrata e la serra, la vasca centrale, il boschetto e il brolo. Il complesso architettonico comprende, oltre alla barchessa, anche l’oratorio dedicato a S. Gaetano Thiene, costruito nel 1709, al cui interno si conserva una scultura lignea della fine dei 400 rappresentante la Madonna dei Sette Dolori e le statue settecentesche di S. Gaetano, S. Francesco e S. Antonio.

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