La Costituzione, le corti e i confini del politico
giovedì, 11 Giugno 2026
21:15
Barchesse Trolio
Via Roma 2 · Agugliaro (Vicenza)
Dialoga con:
Elisa Rossetto
Custodi della democrazia
La Costituzione, le corti e i confini del politico
Le democrazie sono oggi in fase di regressione in molti paesi del mondo. Istituzioni democratiche un tempo solide e principi dati per acquisiti, come la separazione dei poteri, vengono messi sotto pressione, mentre le corti costituzionali – loro «custodi» – si trovano al centro di attacchi che ne minacciano l’indipendenza. Eppure, sono proprio queste corti, nate dalla reazione ai totalitarismi del Novecento, che possono offrire un contributo significativo per preservare i vulnerabili principi democratici. Il cuore della vita democratica resta nelle istituzioni rappresentative. Ma dalla prima sentenza della Corte italiana – che liberò la parola dalla censura fascista – alle odierne sfide della disinformazione digitale, emerge con chiarezza che le corti costituzionali svolgono un ruolo essenziale nella costruzione di una democrazia matura, vigilando anzitutto sui limiti al potere affinché essa non si trasformi in una «tirannia della maggioranza», secondo la celebre espressione di Tocqueville. In questo quadro, Marta Cartabia rilancia la proposta di un «costituzionalismo collaborativo» che, superando le sterili contrapposizioni tra volontà popolare e garanzie costituzionali, tra democrazia e costituzionalismo, tra governi e corti, possa tracciare la via per ricomporre conflitti che rischiano di lacerare il tessuto democratico. È un appello alla collaborazione tra istituzioni diverse ma complementari, ciascuna nel proprio ruolo e con le proprie specifiche funzioni, ma tutte impegnate a orientare la vita sociale ai principi costituzionali. Ed è insieme un invito alla consapevolezza civica rivolto a tutti i cittadini, e non solo agli esperti, per ricordare che la libertà e i diritti non sono conquiste definitive, ma beni fragili, da custodire e praticare insieme, ogni giorno.
L'autore
Laureata con lode all’Università degli Studi di Milano nel 1987 con Valerio Onida, Marta Cartabia si forma tra l’Italia, l’Università di Aix-Marseille e gli Stati Uniti. Dottore di ricerca all’Istituto universitario europeo di Fiesole, inizia la sua carriera accademica come ricercatrice a Milano, poi insegna a Verona e in numerose università europee. Dal 2004 è professoressa ordinaria di Diritto costituzionale all’Università di Milano-Bicocca, oggi docente alla Bocconi.
Nel 2011 diventa giudice della Corte costituzionale, tra i più giovani e la terza donna a ricoprire il ruolo. Ne diventa vicepresidente nel 2014, e nel 2019 è eletta presidente all’unanimità: è la prima donna alla guida della Consulta. Lascia l’incarico nel 2020 dopo nove anni di mandato.
Costituzionalista dal respiro europeo e comparato, Cartabia si distingue per l’attenzione al dialogo tra giurisdizioni, per un approccio garantista al diritto e per la centralità della persona nella costruzione della legalità. Al cuore della sua riflessione c’è l’idea di una laicità positiva dello Stato e l’interesse per la giustizia costituzionale come strumento di equilibrio e coesione.
Tra i fondatori della rivista Italian Journal of Public Law, coordina ricerche, partecipa a network internazionali, presiede riviste e comitati. Ha ruoli chiave nella Commissione di Venezia, nel Consiglio del CNR, nella Pontificia Accademia delle Scienze Sociali e nella Fondazione Balzan.
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