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Villa Barbarigo

Noventa Vicentina

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Vicenza

La storia

Contesto storico: Dopo le travagliate vicende della Lega di Cambrai (1508), Noventa Vicentina (entrata nella Repubblica di Venezia dal 1404) conobbe un periodo di stabilità che favorì il suo sviluppo. In questo clima, numerose famiglie della nobiltà veneziana, spinte dalla crisi dei traffici marittimi, investirono in proprietà agricole in campagna. A Noventa, facilmente raggiungibile da Venezia via fiume, arrivarono per primi i Barbarigo, seguiti poi da Manin, Loredan e Zenobio.
La famiglia Barbarigo e la costruzione: Già dal XV secolo i Barbarigo acquistavano case e poderi a Noventa (primo atto documentato nel 1497). Nel 1588 Andrea Barbarigo decise di erigere un palazzo degno del prestigio della sua famiglia (che aveva espresso due Dogi: Marco e Agostino), affidando l'incarico al mastro muratore Venturin. L'opera fu ispirata allo stile di Palladio (morto da poco), forse su disegno di un suo allievo. I lavori risultavano completati e decorati entro il 1616.
Funzione della villa: Il complesso (villa padronale, barchesse, colombare) rispondeva a una doppia esigenza: economica, come centro di attività agricola (da qui l'ampia "piazza agraria" porticata), e celebrativa, per esaltare il prestigio della "gens" Barbarigo.
Passaggi di proprietà: Barbarigo → Loredan → Rezzonico → Pindemonte-Rezzonico → Padri Mechitaristi di San Lazzaro (Venezia) → attualmente Comune di Noventa Vicentina.
Architettura:
Facciata anteriore: sviluppo su quattro piani, con piano terra a zoccolo, piano nobile e secondo piano scanditi da colonnato tuscanico/ionico, abbaino sommitale e loggia coronata da frontone.
Facciata posteriore: i corpi di fabbrica sporgenti risalgono alla fine dell'800.
Fianchi e barchesse: probabilmente realizzati in tempi diversi; le barchesse, scandite da colonne tuscaniche, ospitavano gli alloggi dei dipendenti della tenuta.
Torri-colombare: documentate da un disegno del 1622, un tempo collegate da un fabbricato oggi scomparso.
Ciclo pittorico: Gli affreschi (originariamente estesi per 430 mq) celebrano le glorie della famiglia Barbarigo. Al piano nobile si trovano scene di battaglie ed eroiche imprese, figure allegoriche (Pace, Abbondanza, Sapienza, Fama) e i ritratti dei Dogi Marco e Agostino Barbarigo, opera di Antonio Vassilacchi (l'Aliense) e Antonio Foler. Al secondo piano prevalgono soggetti mitologici classici (Venere e Adone, Perseo e Andromeda, Diana e Atteone). Il salone principale, con pavimento originale in cotto, conserva figure di Atena e Marte e la scena di Apollo e le Ninfe, attribuite a Luca Ferrari da Reggio. Gli affreschi, danneggiati da interventi ottocenteschi, furono restaurati tra il 1955 e il 1957.

Informazioni

Piazza 4 Novembre

Noventa Vicentina

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